| Regione dell'Italia centrale, bagnata dal Mar Adriatico, delimitata dalla Repubblica di San Marino, dall'Emilia-Romagna e dalla Toscana, dall'Umbria, dal Lazio e dall'Abruzzo. Divisa nelle quattro province di Ancona (capoluogo), Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino. Ha la forma di un grande quadrilatero, si estende dal crinale dell'Appennino Umbro-Marchigiano all'Adriatico e tra le valli dei fiumi Conca e Tronto. I confini amministrativi però non si identificano localmente sempre con quelli naturali, che all'interno dovrebbero coincidere con la maggiore linea spartiacque appenninica: alcuni fiumi tributari dell'Adriatico infatti, quali il Foglia, il Burano e specialmente il Tronto, nascono oltre confine, mentre la Nera, affluente del Tevere, sviluppa il suo corso superiore in territorio marchigiano. La regione è prevalentemente montuosa, benché i rilievi in genere non siano molto elevati; la cima più alta è il monte Vettore (2476 m) nel gruppo dei monti Sibillini, al confine con l'Umbria. Procedendo verso la costa, le altitudini si abbassano. I principali corsi d'acqua, se si esclude la Nera, scendono al Mar Adriatico. Per la vicinanza al mare del crinale appenninico, per la disposizione delle valli che incidono e per l'irregolarità delle precipitazioni, essi hanno un corso piuttosto breve, tra i 40 e i 110 km, regime torrentizio, bacini imbriferi scarsamente sviluppati e non sono navigabili. Lungo la costa prevale un clima di tipo marittimo con modeste escursioni termiche e moderate precipitazioni; procedendo verso l'interno si accentuano sempre più le escursioni termiche e aumentano in misura considerevole le precipitazioni.
Folclore. Nella marche persiste ancora un senso spiccato delle tradizioni, per cui, abitudini e antiche credenze qualificano gli avvenimenti che segnano lo svolgersi della vita individuale e del calendario annuale. Può avvenire pertanto, che trovino ancora udienza norme residue comportamentali o di medicina popolare e, che gesti o azioni di cui si è perduta la motivazione ripropongano antiche forme di propiziazione. Nell'arco del calendario agricolo due celebrazioni si citano fra quante, mescolando arcaici riti terragni e sentimento cattolico, coronano il compimento del raccolto: la festa delle Canestrelle a Macerata, dove un corteo di carri infiorati reca in omaggio alla basilica della Misericordia sacchi e ceste di grano, e la festa del “Covo” a Candia, dove la processione segue un tempietto innalzato con legno, spighe e paglia sopra un biroccio. Nell'arco del calendario cattolico spiccano le superstiti celebrazioni della Settimana Santa con le processioni del Cristo morto a Cagli e a Pioraco; le varie tradizioni legate al Natale e all'Epifania; le innumerevoli feste patronali (come quella di S. Emidio, ad Ascoli Piceno, durante la quale si ripete secondo norme codificate nel 1378 la giostra cavalleresca della Quintana); le sagre marinare di Pesaro e di Santa Maria di Portonovo e le molte feste legate a leggende e fatti miracolosi, fra cui è notissima quella che si tiene il 9 dicembre al santuario di Loreto con una fiaccolata notturna e in tutta la regione con l'accensione di falò a commemorazione della “venuta”, cioè della miracolosa traslazione dalla Palestina, per mano di angeli, della casa di Nazareth in cui visse la Sacra Famiglia. Tra gli altri fatti leggendari la cui memoria si rinnova in una pietas popolare di invocazioni e di pellegrinaggi, particolare interesse rivestono le storie di S. Leone e S. Marino, santi tagliapietre che si scambiavano gli attrezzi scagliandoseli dai due luoghi rupestri, tra Montefeltro e Romagna, che adesso recano i loro nomi; le storie dei Crocifissi di Sirolo (a Numana) e di Castel di Mezzo, arrivati avventurosamente dal mare, il primo con tali peripezie che vi è coinvolto anche Carlo Magno; la storia di S. Ciriaco, il patrono di Ancona, il cui corpo martirizzato arrivò pure dal mare e fu tratto a riva altrettanto prodigiosamente da S. Floriano, altro singolare personaggio che con l'aratro tracciò poi l'orrido solco della gola della Rossa, nella valle dell'Esino, e che, una volta deceduto, fu disputato dai monaci di Fabriano e di Ravenna e fu portato nella prima città da una mula cieca, che sciolse così la contesa; storie di fonti miracolose come quelle di Mondolfo, di Ascoli Piceno e di vari luoghi del Montefeltro percorso da S. Francesco. Fra i pellegrinaggi, grandioso quello al monte dell'Ascensione, sopra Ascoli Piceno, che si svolge nel giorno dell'Ascensione e che riassume i motivi di varie tradizioni, fra cui la leggenda della romana Polisia, evangelizzata da S. Emidio e perita sul monte, e la vicenda della poco ortodossa comunità dei “Sacconi” che nello stesso luogo fu fondata nel 1324 da Meco del Sacco, predicatore, fra l'altro, del libero amore. Sacro e profano si fondono in varie manifestazioni di carattere gastronomico, che trovano ragione in una terra assai celebrata per la sua feracità e per le singolari tradizioni culinarie: si citano le sagre della polenta a San Costanzo, della salsiccia a Castelvecchio, dei “garagoli” a Marotta, mentre distribuzioni altrettanto pubbliche di spaghetti di magro avvengono in Quaresima a Mondolfo. Il Carnevale ha il suo momento più alto a Fano, con una famosa sfilata di carri allegorici. Pressoché scomparsi l'abbigliamento tradizionale e le danze popolari, di cui la più tipica è il saltarello. Ai testi o ai recuperi discografici degli studiosi è ormai affidato anche il repertorio dei canti popolari: stornelli, rispetti, dispetti, “conte”, filastrocche, ecc. L'artigianato, che al pari di altre attività produttive della regione trovava sbocco in frequentatissime fiere (come la “fiera franca” di Senigallia, in atto dal sec. XVII) e che oggi trae alimento dal vivace movimento turistico, vanta attività tradizionali conosciute anche all'estero come la lavorazione a mano della carta (Fabriano), la produzione di fisarmoniche (Castelfidardo, ma anche Camerino, Osimo, Numana) e la confezione di reti da pesca (San Benedetto del Tronto), ma si citano pure la lavorazione della paglia a Falerone e la confezione di merletti al tombolo a Offida e ad Appignano del Tronto. Ingentissimo è, negli edifici rurali isolati così come negli agglomerati urbani, in prevalenza di impianto medievale, il patrimonio dell'architettura spontanea.
Gastonomia I centri del litorale marchigiano hanno dato origine a una delle specialità classiche della cucina italiana: il brodetto marchigiano. Questa tipica zuppa di varie specie di pesce (da nove a tredici) viene preparata in due distinte versioni: il brodetto anconetano e quello portorecanatese, che differiscono sensibilmente sia per gli ingredienti sia per la fattura. Le Marche sono anche considerate la patria della porchetta, maiale giovane cotto al forno, intero, disossato e infilato su un palo, e condito con finocchi ed erbe aromatiche. Di antica tradizione locale sono pure i vincisgrassi, larghe lasagne condite con salsa pasticciata, cotte al forno e profumate di tartufo di produzione locale, e le olive ripiene di Ascoli, impanate e fritte. Carni, salumi e formaggi sono di ottima qualità, così come abbondante è il pesce che il mare offre lungo il litorale. Per quanto riguarda i dolci si ricordano le torte natalizie (il pistringo o frestingo) e pasquali (le cresce, la pizza col formaggio, la recina), quelle della mietitura (panpepato) e della vendemmia (biscotti col mosto, la sapa), ecc. Nelle Marche predominano i vini bianchi da pasto prodotti con l'uva verdicchio disseminata in tutta la regione; i migliori sono il verdicchio dei castelli di Jesi e di Matelica. In alcune zone si prepara ancora il vin cotto. |